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“I familiari dovrebbero poter avere una vita propria!”: intervista a Nadja Münzel, amministratrice di ParaHelp

ParaHelp offre consulenza assistenziale ambulatoriale alle persone para e tetraplegiche e ai loro familiari.

Nadja Münzel

Nadja Münzel

Nadja Münzel è specializzata in terapia intensiva e ha conseguito un master in gestione delle istituzioni sanitarie. Ha un'esperienza pluriennale nella gestione e nello sviluppo di servizi specializzati di assistenza domiciliare per malati cronici in tutta la Svizzera. Dal 2014 è amministratrice di ParaHelp.

Signora Münzel, i collaboratori di ParaHelp hanno molti contatti con persone para e tetraplegiche, così come con i loro familiari. Quali sono i punti di forza dei parenti che spesso si assumono gran parte dei compiti di sostegno e cura in casa?

Secondo me i loro punti di forza consistono soprattutto nella loro disponibilità e nella qualità del lavoro da loro svolto. I coniugi, in particolare, sono disponibili 24 ore su 24, un vantaggio che nessun servizio esterno può garantire. A volte ci si vuole alzare presto, altre volte coricarsi un po’ più tardi: i familiari possono adattarsi a simili richieste. Conoscono esattamente gli orari del partner, i suoi bisogni, in quale posizione è più a suo agio: gli assistenti esterni non possono rispondere a questi bisogni altrettanto adeguatamente. Sono a tutti gli effetti degli esperti e la qualità del loro lavoro non può essere sostituita da nessun servizio di assistenza.

Ovviamente il quadro non è interamente roseo, soprattutto per quanto riguarda i pazienti più anziani: abituati per 40 anni a ricevere assistenza dalla stessa figura, difficilmente accettano l’intervento di assistenti esterni. Si pensi alla situazione in cui i familiari curanti si ammalano a loro volta, o non sono più in grado di prestare cure in casa: in questi casi può rivelarsi difficile introdurre delle persone esterne. Modifiche alla loro routine, infatti, portano spesso a malumori.

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Attività produttive, rapporti sociali e salute – lo studio pro-WELL ne rivela l’interdipendenza

Il lavoro remunerato riveste nella nostra società una particolare importanza: oltre a essere una fonte di sostentamento, contribuisce a formare parte della nostra identità. 

Un’attività professionale retribuita, idealmente, infonde anche un senso di utilità e contribuisce alla maturazione di capacità personali. Le persone disabili o coloro che dipendono fortemente dall’assistenza dei familiari sono talvolta impossibilitati ad assumere un lavoro retribuito. Risulta pertanto importante esaminare sotto il profilo scientifico anche attività produttive non retribuite, come il volontariato, le faccende domestiche o lavori d’assistenza. Grazie allo studio pro-WELL abbiamo posto la domanda sulla misura in cui tali attività influiscono sulla salute e sul benessere.

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Curare il dolore con un approccio poliedrico e interdisciplinare

I dolori rappresentano un problema ricorrente e preponderante per le persone con para o tetraplegia: ne soffre infatti circa il 75% dei pazienti [1]. Quando il dolore si trasforma in un tormento costante si entra in un circolo vizioso dalle conseguenze nefaste. Quali sono le opzioni disponibili?

Metodologia di cura interdisciplinare nella medicina del dolore

I dolori possono abbassare considerevolmente la qualità di vita. Le persone che ne sono colpite si sentono sempre più limitate dal punto di vista fisico e psichico, il che conduce non di rado all’isolamento sociale e alla perdita del posto di lavoro. Questo sentimento disarmante può aggravare a sua volta i dolori, mettendo in moto un circolo vizioso dal quale le persone colpite non sono più in grado di uscire senza ricorrere a un aiuto professionale.

La medicina del dolore moderna trova una sua applicazione nella cosiddetta terapia del dolore “multimodale”, ovvero un approccio che impiega un ampio ventaglio di metodologie terapeutiche. A influire sui dolori cronici non sono solo fattori biologici, ma anche psichici e sociali. L’idea alla base di una terapia del dolore multimodale è di affrontare il fenomeno tenendo conto di tutti questi fattori, senza privilegiarne uno in particolare [2].

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